Il valore della scienza

Ing. Antonino Cuffaro
Sottosegretario per la Ricerca Scientifica e Tecnologica


Carissime ragazze, carissimi ragazzi, cari amici dell’associazione La Limonaia e illustri docenti, ho aderito molto volentieri all’invito che mi è stato rivolto e del quale vi ringrazio.

Il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, come diceva prima il prof. Vergara, ha dato vita in questi ultimi anni, anche in virtù di una legge voluta dall’allora ministro Ruberti rivolta alla diffusione della cultura scientifica, a moltissime iniziative in questa direzione. Sono state mobilitate scuole, atenei, dal Sud, al Centro, al Nord, si sono moltiplicate le iniziative e c’è stata una risposta per molti versi stupefacente, crescente negli anni. La settimana della cultura scientifica di quest’anno ha visto oltre mille manifestazioni nelle scuole, manifestazioni affollatissime. Questo incontro, quindi, cade quanto mai opportuno. Siamo ad un passo dall’approvazione definitiva di una nuova legge che punta ad ampliare i circuiti della diffusione e a qualificarli; è una legge che consentirà a questo governo di rafforzare la rete dei musei scientifici, di sostenere le maggiori istituzioni che si occupano della diffusione, in primo luogo la scuola, e anche di divulgazione della cultura scientifica. Per un soffio, al Senato il voto finale in commissione, voto definitivo, è stato scavalcato dall’avvio in aula della legge finanziaria. Voi sapete che la legge finanziaria passa su tutto nel momento in cui si innesca il processo di discussione e di approvazione, e così, proprio per qualche minuto, non ci siamo riusciti. Speriamo che fra due settimane, dico due settimane non anni come siamo abituati a pensare, il Senato possa approvare la nuova legge definitivamente. Come prima misura c’è il raddoppio del finanziamento-stanziamento che fino ad oggi è stato di 10 miliardi diventerà di 20 miliardi. Siamo assolutamente consapevoli che sono cifre quasi irrisorie rispetto allo sforzo enorme che bisognerebbe fare, però già raddoppiare una posta, -10 miliardi hanno già fruttato migliaia di iniziative -, significa già qualche cosa. E credo che possa significare anche per istituzioni come la vostra che potranno essere sorrette nello sforzo e nell’impegno che mettono per la diffusione della cultura scientifica.

Qualcuno mi ha chiesto anche in Senato, - e c’è chi dubita della giustezza della posizione nostra sulla legge -, perché tanto impegno, perché un provvedimento rivolto ad un aspetto, per quanto importante, ma solo un aspetto della vita culturale del Paese? Nella commissione del Senato ci sono filosofi, illustri umanisti, docenti di letteratura italiana che non vedono con grande simpatia quest’impegno verso la cultura tecnico-scientifica e ad essi dovevo rispondere. Ci siamo sentiti interrogare legittimamente sulla eventuale prospettiva di interventi che riguardino il versante umanistico, cioè sui metodi scientifici e tecnologici applicati a questo settore. Abbiamo risposto che c’è un grande bisogno in questo paese di alzare complessivamente il livello culturale perché sappiamo che anche la cultura umanistica non è poi tanto radicata. Abbiamo risposto che questo è un problema generale che investe molti paesi, abbiamo visto pubblicazioni che riguardano lo stesso tema in Inghilterra, in Germania, in Francia, il che vuol dire che anche questi Paesi si pongono il problema della diffusione di questa cultura o di questi aspetti culturali, ma in Italia il problema si manifesta come esigenza stringente inderogabile. Non dobbiamo dimenticare che è esistita, esiste ancora, una frattura profonda fra le attività culturali della sfera umanistica e quelle relative alla fisica, alla matematica, alla chimica, alla tecnica in generale, ritenute quasi, - lo sentiamo e lo avvertiamo in certi discorsi -, utilitarie e strumentali come se non ci fosse un grande pensiero, una grande elaborazione, un grande sforzo dietro a determinate ricerche e a certi risultati che si vanno ottenendo. La frattura ripeto non è un fatto soltanto italiano, ma hanno pesato e pesano nella storia del nostro Paese particolari motivi che hanno determinato questa grave scissione e, comunque, il ritardo che noi paghiamo. Non possiamo dimenticare nella vicenda storico-politica del nostro Paese il ruolo e l’influenza per esempio della Chiesa di Roma, anatemi e processi che solo in questi anni la Chiesa si sforza di recuperare; l’organizzazione della scuola e della università imposta con la riforma Gentile che ancora voi subite ragazzi e che ha frazionato rigidamente l’apprendimento per discipline, che ha dato gerarchie di classe alle nostre strutture scolastiche nobilitandone alcune e riservando alle altre ruoli secondari rispetto all’inserimento nella società e nel mondo del lavoro. Stiamo provvedendo e procedendo finalmente a voltare pagina anche se, come è chiaro a tutti, le resistenze non mancano e le riforme non si presentano sempre come vorremmo, con un segno di limpidezza e con una forte impronta innovatrice.

Abbiamo bisogno comunque, per tornare al nostro tema, di un grande sforzo per superare il ritardo per mettere il nostro Paese in grado di utilizzare appieno le innovazioni che si presentano nel campo della ricerca e della tecnica senza lasciarsene travolgere. Siamo davanti ad un grande problema di democrazia, senza un grande impegno per alzare il livello culturale del Paese anche rispetto a queste grandi questioni, di fronte all’avanzare delle nuove tecnologie, innovazioni inevitabili e spesso di enorme portata positiva, si rischiano nuove emarginazioni, nuove e più avvilenti esclusioni. Pensiamo per esempio all’artigianato, a certe piccole e medie imprese, che se non si organizzano e affrontano l’innovazione tecnologica rischiano anche di essere tagliate fuori dal mercato. È un primo ordine di problemi che deve preoccupare la stessa comunità scientifica, le forze politiche, le organizzazioni sindacali e che preoccupa questo Governo.

Inoltre, se vogliamo una partecipazione democratica, una partecipazione consapevole, rispetto alle grandi scelte che ci impone la sfida del progresso e dello sviluppo, non possiamo non preoccuparci che vi sia una conoscenza di massa della natura di problemi che riguardano la ricerca, i suoi risultati, le sue applicazioni. Nel referendum sul nucleare, lo abbiamo visto, la gente ha reagito direi quasi in modo sentimentale. C’è il rischio che grandi scelte siano viziate dal sensazionalismo, dalla contrapposizione strumentale fra le forze politiche, che l’enfasi di certe notizie pilotate possa - è avvenuto anche recentemente, si pensi al caso Di Bella - creare disorientamento, sgomento che motivi irrazionali possano attraversare nel profondo la società e si pongano ad ostacolo ad una crescita equilibrata ad uno sviluppo sostenibile.

Chiunque voglia proporsi alla direzione democratica di questo Paese non può non preoccuparsene seriamente e prendere le opportune misure. Di fronte ai grandi problemi quali quelle delle manipolazioni della procreazione assistita, dei problemi dell’ambiente, del clima, della salute, c’è un dibattito acceso sulla stampa, su ogni argomento ci sono i pro e i contro, ci si schiera ferocemente ignorando le ragioni degli altri. Occorre non solo lavorare per raggiungere unità nella cultura, ma per elevare il livello generale della comprensione e della conoscenza dell’intero Paese. Per questo dobbiamo incentivare la diffusione della cultura scientifica e tecnica per attivare la capacità critica dei cittadini. Ciò che posso dire dal mio osservatorio, e credo che anche la vostra presenza qui lo dimostri, è che non c’è indifferenza fra i giovani, c’è anzi un fascino crescente dell’avventura scientifica della ricerca. Sono stato, come rappresentante del Governo, in Antartide dove abbiamo una stazione che sta facendo dei programmi di ricerca eccellenti e dove ci siamo conquistati prestigio e rispetto da parte di tanti Paesi presenti anch’essi in Antartide con insediamenti scientifici. Ebbene, mi sono trovato davanti a platee di giovani che sapevano di queste ricerche e che mi hanno fatto mille domande riguardo ai progetti di ricerca e a ciò che stiamo facendo. Ho dovuto rispondere cercando di recuperare tutte le mie conoscenze. Lo spazio, l’astronomia, la zoologia interessano molto, si vede anche da alcune trasmissioni televisive molto seguite. Una parte importante per recuperare e volgere al meglio questo interesse può e deve venire dalla comunità scientifica, dalla sua capacità di parlare alla società, di fare intendere i suoi percorsi, il suo impegno, i risultati delle sue ricerche. Oggi voi cercate di farlo, lo state facendo.

Scriveva Gramsci in una polemica attorno al positivismo nel lontano 1919 C’è il momento della conquista della verità, il passaggio dall’errore alla certezza scientifica, la storia della ricerca cioè di quella enorme epopea dello spirito umano che lentamente, pazientemente, tenacemente, prende possesso della verità, conquista la verità. Bisogna far vedere come dall’errore si arrivi alla certezza scientifica, bisogna indicare il cammino che tutti devono percorrere e mostrare come è stato percorso dagli altri. Questo è l’insegnamento più fecondo dei risultati. Solo così è possibile evitare che l’approccio dell’opinione pubblica con i problemi della scienza segua la legge del pendolo che porta magari all’accettazione critica, al fideismo, ad un allarmismo senza fondamento.

C’è quindi una responsabilità di cui la comunità scientifica, io credo, sia consapevole, lo si vede qui e c’è, ripeto, una responsabilità di chi governa di cui siamo ben consci.

Io vorrei parlarvi anche di ciò che stiamo facendo per togliere l’organizzazione della ricerca italiana dallo stato di grande debolezza in cui si è trovata ed ancora si trova rispetto ai sistemi di altri Paesi e rispetto alle sue stesse grandi potenzialità e alla stessa collocazione dell’Italia nell’ambito dei Paesi più industrializzati nel mondo. È inconcepibile avere un’organizzazione della ricerca che ci vede quasi agli ultimi posti in Europa e poi essere magari il sesto, settimo Paese industrializzato: una sfasatura che va assolutamente riassorbita. Quello che posso ricordare è che abbiamo varato, da gennaio ad oggi, sette decreti legislativi che configurano una vera e propria riforma. Certo ci sono anche delle imperfezioni, delle debolezze che dobbiamo evitare che abbiamo sottolineato, ma oggi c’è la possibilità di una svolta se si agisce coerentemente agli indirizzi della riforma e se ci sono le risorse sufficienti. Ci stiamo impegnando, con la legge finanziaria perlomeno ad aumentare l’impegno finanziario per la ricerca ed io credo che possiamo arrivare a buoni risultati.

Spero che ci sia un’altra occasione per parlare di questo. Pisa è un nome importante per la ricerca italiana, con alcune situazioni di eccellenza che vorremo vedere moltiplicate nel Paese. Speriamo che dalla comunità scientifica pisana ci giungano attenzione, vigilanza, suggerimenti ed anche critica severa, perché la critica severa in democrazia fa bene a tutti. Io mi auguro anche che ci sia la fiducia che questo nostro è un grande Paese e che il Governo possa trovare la strada per rafforzare il suo ruolo e farlo avanzare verso grandi obiettivi di rinnovamento e di trasformazione.

Lavoriamo per le nuove generazioni care ragazze e cari ragazzi, lavoriamo per voi e tocca a noi passare l’esame, speriamo di prendere la sufficienza.

 


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