LA LUCE, IL BUIO, I COLORI (52’)
(Lyset, Morket og Farverne)
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Regia : Henrik Boetius, Marie Louise Lauridsen, Marie Louise LefèvreFotografia: Manuel Sellner Produzione: Danish Film Institute - Magic Hour Film, Danimarca, 1997 |
Prima di esporre il contenuto del film è opportuno accennare a quello che, almeno in apparenza, sembra essere stato l’intento dei suoi realizzatori. Infatti il tema della luce è elaborato attraverso un alternarsi di due punti di vista, quello fisico, che è richiamato spesso facendo riferimento a Newton, e quello fisiologico e psicologico, che sembra essere ben rappresentato dalla teoria di Goethe del colore.
Il colore viene associato alla luce ma non è solo la luce. In una delle frasi di apertura del documentario viene detto: "sono luce e oscurità insieme a creare i colori e a rendere il mondo riconoscibile. In fisica i colori possono essere misurati. Tuttavia i colori possiedono altre qualità e proprietà, che non sono misurabili, ma che noi avvertiamo immediatamente." Così vengono introdotte alcune proprietà fisiologiche associate al processo di visione. Il primo fenomeno è quello della compensazione: la luce giallo-arancione del sole sorgente ad oriente, incidendo sulle rocce grigie le fa assumere una colorazione verde-blu: "sono i nostri occhi ad aggiungere la tonalità verde-blu per contrastare il giallo intenso del sole". Viene presentata una dimostrazione: illuminando da lati opposti un cono, vi sono due zone opposte d’ombra grigia. Se aggiungiamo un filtro verde ad una delle due lampade mentre l’altra luce è ancora bianca, il cono sarà cosparso di luce verde, ad eccezione dell’area d’ombra grigia dal lato opposto. "La nostra vista crea un’area magenta dove c’è nello spazio, cioè nell’aria grigia. Se ci avviciniamo fino ad non poter più vedere i colori circostanti, ma solo l’area magenta, il magenta si ritrasformerà in grigio. Se esaminiamo l’ombra da sola, la vediamo grigia. Se la inquadriamo nel contesto di cui fa parte, la nostra vista crea il colore magenta: il magenta è il colore complementare del verde. Se il cono viene illuminato da sinistra con una luce viola, la nostra vista crea il colore complementare giallo. "
Goethe osservò il fenomeno delle ombre colorate e decise di studiarlo e di studiare la natura stessa del colore. Il fenomeno delle ombre colorate portò Goethe ad affermare che i colori fanno parte della nostra vista e sono quindi una percezione sensoriale prima di tutto. Studiò l’occhio con grande interesse e basò la sua intera teoria sull’uomo visto come osservatore della realtà. Della vista Goethe disse: "cercherà di raggiungere totalità e unita, come vediamo con le ombre colorate. Quando siamo esposi all’influenza di un colore esterno, noi creiamo armonia ed equilibrio creandoci un colore complementare interno. Le ombre colorate non sono visibili da sole, solo nel contesto in cui appaiono. Non hanno lunghezza d’onda e non sono misurabili, quindi - secondo gli scienziati - non esistono e vengono quindi definite una illusione ottica. Ciononostante noi li vediamo".
Goethe rese visibili i risultati del suo lavoro con una ruota colorata in cui sono incorporate le leggi generali che egli scoprì; per esempio quella sui colori complementari: nella ruota la coppie armoniche di colori vi sono situate una di fronte all’altra.
Il documentario mostra durante l’esposizione delle idee di Goethe una serie di fiori, animali, ambienti naturali, che offrono una gamma straordinaria di colori e di sfumature. L’opinione di Goethe e alla sua che i colori influiscono su di noi, sul nostro corpo, sulla nostra anima e sulla nostra mente, viene illustrata con una visita alla sua casa di Weimar, dove i colori delle pareti vennero scelti con grande cura: il giallo della sala da pranzo crea un’idea di calore; la tonalità verde-blu dello studio ispira calma e stimola la mente.
Esistono molte forme diverse di colore: colori chimici nei fiori, negli alberi; colori fisiologici e colori prismatici, che si manifestano quando la luce viene rifratta da un prisma. Cristalli e gocce di pioggia possono scomporre la luce in tutti i colori dell’arcobaleno. Isaac Newton presentò la sua teoria della rifrazione e dei colori nel 1704. Per studiare la rifrazione Newton fece passare un raggio di luce attraverso un prisma triangolare e chiamò spettro l’insieme dei colori che si manifestavano in questo modo e ne concluse che i colori erano componenti della luce bianca.
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Goethe era a conoscenza della teoria di Newton e per verificarla si fece prestare dei prismi da un amico: esaminò un muro bianco pensando di vedere lo spettro colorato, tuttavia riuscì a vedere solo il bianco del muro, ma quando guardò in direzione della finestra vide dei colori nell’aria di confine tra i vetri e lo stipite Newton aveva concluso che i colori sono contenuti solo nella luce, ma con sua sorpresa Goethe vide attraverso il prisma che i colori si manifestava solo ai confini tra luce e oscurità e vide un numero di colori maggiore di quelli osservati da Newton, ma dove non c’era nient’altro che bianco non c’era neppure colore. Anche questi colori, che Newton non era riuscito ad osservare, furono incorporati da Goethe nella sua ruota colorata. (La differenza tra l’esperimento di Newton e quello di Goethe è che il primo avveniva in una stanza buia e la parete quindi era scura, mentre Goethe lo realizzava in una stanza illuminata e quindi la parete era bianca. Vedere è un’attività che coinvolge la mente: essa ricostruisce la parete tutta bianca, lo spettro non viene visto, viene cancellato dalla mente). |
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Nel suo esperimento Newton aveva cercato di isolare un raggio di sole in una stanza buia e aveva dedotto la sua teoria tramite descrizione geometrica. Osservazione astratta e esperimenti isolati rappresentano le pietre miliari delle scienze naturali, che la nostra moderna società tecnologica utilizza come base; la parola d’ordine delle scienze classiche è: obiettività. Goethe invece riteneva che fossero importanti le percezioni sensoriali che ci legano al mondo e ci permettono di conoscerlo. Secondo Newton - e la cultura occidentale- i colori sono semplicemente una questione di luce e quindi Newton non si preoccupò mai dell’oscurità. Le scienze naturali definiscono l’oscurità: assenza di luce. Ma non è possibile osservare un fascio di luce o un fascio di oscurità, quello che vediamo non è un raggio a meno che non sia circondato a sua volta di luce o di oscurità. Nella realtà visiva luce e oscurità sono sullo stesso piano, ecco perché Goethe afferma: non possiamo parlare di luce senza parlare di anche oscurità. Per esempio, se esaminiamo dei raggi che colpiscono uno specchio, possiamo vedere sia la luce che l’oscurità riflettersi su uno specchio.
La scienza descrive la luce come fasci di energia, di onde elettromagnetiche, ma nel profondo non sappiamo davvero cosa significa la luce. Possiamo vederla solo quando colpisce qualcosa. Nello spazio la luce del sole c’è, ma possiamo vederla solo quando colpisce i pianeti. Anche il fumo è materia, particelle che riflettono la luce. Il fumo ci permette di vedere la luce in una scatola, ma se chiudiamo i fori della scatola con un vetro in maniera che il fumo non entri, non vi si vede più il raggio di luce, la luce c’è ma non si vede. La luce che vediamo è quella che proviene da materia luminescente. Ma vediamo anche l’oscurità, quando è notte, nelle ombre, quando guardiamo nel vuoto dello spazio. L’oscurità è spazio che contiene luce invisibile: noi associamo la luce alla materia e l’oscurità allo spazio. Ma noi non riusciamo a percepire spazio senza materia, né materia senza spazio: sono inscindibili. Lo stesso vale per luce e oscurità. Goethe la definì: polarità luce-buio. La luce bianca del sole passa attraverso l’atmosfera al sorgere e al tramonto e assume il colore giallo o arancione, più è densa l’atmosfera più è rosso il sole. Quando guardiamo il cielo, quello che osserviamo in realtà è l’oscurità dello spazio esterno: Noi vediamo il cielo blu quando la luce del sole passa attraverso l’atmosfera, le sue particelle riflettono la luce, di conseguenza la luce si pone davanti all’oscurità: meno sarà densa l’atmosfera più sarà blu il cielo. Giallo e blu sono gli estremi di polarità, il giallo rappresenta il punto di partenza della luce, il blu quello dell’oscurità. Li posizionò sui lati opposti del suo cerchio, giallo a sinistra e blu a destra. che va dal giallo al rosso e dal blu al violetto. Noi percepiamo tutto ciò che è giallo come caldo e vicino e tutto ciò che è blu come freddo e distante. Attribuiamo ai colori proprietà corrispondenti alla polarità di luce-oscurità. Utilizziamo i colori per descrivere gli elementi della nostra vita: parliamo di personalità solare, di una giornata grigia, associamo luce e speranza, diciamo che la vita può essere rosea o nera, riconosciamo in noi stessi la polarità di luce e oscurità del mondo che ci circonda. (35.16)
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Goethe affermava che noi stessi facciamo parte dell’esperimento, che non si può separare l’osservatore dall’osservato. Un’immagine si forma attraverso l’incontro di luce e oscurità. Distinguendo luce e oscurità noi vediamo delle immagini. Il mondo viene incontro a noi sotto forma di immagini, attraverso le immagini noi lo conosciamo. Fin dall’infanzia guardiamo il mondo e miglioriamo la nostra capacità di distinguere la nostra esperienza e la conoscenza e che abbiamo del mondo. Riconosciamo il mondo attraverso ciò che vediamo. La conoscenza e l’esperienza che ci siamo formati osservando il mondo, formano altre immagini: quelle della nostra memoria o della nostra coscienza. Portiamo sempre la nostra conoscenza e le nostre esperienze con noi? Quando vediamo il mondo avviene un incontro tra ciò che vediamo e ciò portiamo. Le immagini del mondo e le immagini della nostra coscienza sono inseparabili, come la luce e l’oscurità. L’esperimento del prisma di Goethe è molto diverso da quello di Newton. Newton aveva parlato di un raggio di luce isolato, ma non esiste nulla del genere nella realtà fisica.( La luce del sole passa attraverso un piccolo foro e colpisce il muro nella parete opposta, il risultato è quello che noi chiamiamo una immagine ottica, una rappresentazione del sole. (36,25) (36,39)(35,43) Questo principio è detto della camera oscura ed era già noto in Europa nel medioevo. |
Quando la luce del sole passa attraverso un foro si forma un’immagine del sole stesso. Ciò che vediamo non è l’immagine del foro; il sole contiene in se la propria immagine. Indipendentemente dalle dimensioni del foro e dalla sua forma si formerà sempre sulla parete una immagine completa del sole circondata dall’oscurità dello spazio. Non si tratta di un raggio di sole isolato.(37.33 37,41). La luce porta sempre con sé l’immagine della propria sorgente. Newton sapeva che il puntino luminoso sullo schermo era un’immagine del sole. Ma quando tornò a studiare perché si formavano i colori ogni volta che l’immagine del sole veniva diffratta dal prisma, lasciò il mondo della realtà visibile e lo fece per cercare le prove del motivo per cui si formavano i colori, basandosi però sulle idee del tempo secondo cui tutto è formato da atomi: Newton cercava gli atomi dei colori. Immaginò che la luce potesse essere suddivisa in modo da far passare attraverso il prisma un solo raggio isolato (39) Definì la sua teoria dei colori con l’uso di un parametro obiettivo, proprio come gli scienziati odierni cercano di ottenere la massima obiettività e definiscono i colori in base alla lunghezza d’onda. La scelta può spiegare i colori senza osservarli. Newton presentò una interpretazione teorica dell’esperimento del prisma, Goethe scelse di esaminare ciò che vedeva nella realtà. Cominciò esplorando le immagini dello spettro dei colori: sostituì lo sfondo nero su cui si rifletteva il sole con un quadrato bianco. Quando l’immagine venne proiettata attraverso il prisma, vide due spettri di colori, uno giallo-rosso in alto, uno blu-viola (41m42) in basso. Osservò che era nel limite orizzontale tra luce e oscurità che nascevano i colori e chiamò i due spettri: colori limite.(42,15). Si può studiare il fenomeno, per mezzo di un un prisma speciale, che può aprirsi e chiudersi e che contiene un liquido: questo ci permette di osservare la nascita dei colori come un processo dinamico, man mano che le immagini vengono rifratte. Quando il prisma è chiuso, le immagini gli passano attraverso come avverrebbe attraverso una finestra. Come il prisma si apre le immagini vengono rifratte e si spostano verso l’alto. A questo punto osserviamo il modo in cui i colori limite si manifestano man mano che il prisma si apre: giallo rosso sotto, blu-viola sopra. I due spettri marginali blu e giallo, sorgono, arrivano al culmine e scompaiono, man mano che l’immagine si sposta. Se sostituiamo il quadratino con una barra, riducendo la distanza tra luce e oscurità, succede un fenomeno nuovo: man mano che l’immagine si sposta, i due colori-limite appaiono come prima, ma dato che la distanza tra loro è inferiore, che si mescolano, giallo e blu si incontrano ed ecco apparire il verde. Lo spettro di Newton si manifesta solo come fase specifica dei colori di Goethe: è la distribuzione di luce ed oscurità nell’immagine a determinare la comparsa o meno dello spettro newtoniano. Newton si era concentrato su una definizione teorica dei colori, Goethe li aveva esplorati come processi dinamici. L’immagine che produceva lo spettro newtoniano era una barra bianca su fondo nero. Nella barra nera su fondo bianco i colori limite si fondono, cosicché il rosso e il viola danno origine al magenta e il giallo e il blu si fondono dando origine al verde.
Questa analisi si conclude con la rappresentazione dello spettro scuro trovato da Newton accanto allo spettro chiaro trovato da Goethe e con le conclusioni psicologiche e artistiche che Goethe trae dalla sua teoria, con cui riesce a dare significato ai vari colori ottenuti dall’incontro delle due polarità e che esistoono in natura.