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"enrico
fermi
immagini
e documenti"
Il catalogo della parte
iconografica della mostra Enrico Fermi. Immagini e documenti è
stato pubblicato dall’Associazione insieme alle “EDIZIONI PLUS
Università di Pisa”.
Presentazione
di Roberto Vergara Caffarelli
(tratta dal libro: Enrico Fermi. Immagini e documenti)
Nel 1990 sono andato a Chicago e a New York per raccogliere documenti e
informazioni originali su Enrico Fermi, per una biografia che mi ero
proposto di scrivere. Avevo parlato per telefono a lungo con Nella Fermi
e con Ugo Fano per preparare il viaggio. Rimasi a Chicago alcuni giorni;
Fano mi ricevette nel suo studio all'Università di Chicago, si parlò a
lungo di Fermi, poi mi accompagnò alla biblioteca dell'Università e
così ebbi a disposizione gli archivi di Enrico e Laura Fermi.
Nella Fermi invece m'invitò a cena ed io conservo la registrazione
della nostra conversazione: ascoltandola oggi sento ancora vivissimo il
ricordo della simpatia con cui mi accolse e della sua ospitalità,
sentimenti che purtroppo i mezzi elettronici non possono ancora
registrare. Qualcuno un giorno, risentendo i nostri discorsi di allora,
si stupirà di udire che ogni tanto Nella mi chiede se voglio un altro
po' di riso o un'altra fetta di arrosto!
A Nella avevo riportato un album di fotografie che qualche anno prima
lei aveva lasciato a Roma ad un regista per un film su Fermi. Lo
considerava quasi perduto. Io ero andato a riprenderlo e, con il suo
permesso, ne avevo fatto fare una copia per il mio libro nel laboratorio
fotografico della Scuola Normale Superiore.
Nella fu molto contenta di riavere l'album e mi disse che non molto
tempo prima aveva dato una scatola piena di fotografie alla figlia di
suo fratello, Rachel, che viveva a Filadelfia ed era fotografa
professionale. Da lei avrei potuto avere altro materiale. E così è
stato: non solo mi ha mandato altre fotografie, ma ha voluto essere
presente nella mostra con una sua personale scelta di immagini, tratte
dal libro che ha pubblicato insieme a Esther Samra.
Dopo Chicago sono andato a New York, all'American Institute of Physics,
che mi ha permesso di copiare altri preziosi documenti, e alla Columbia
University, dove ho consultato il fascicolo di Fermi.
Con mia grande soddisfazione scoprii che la cartella conteneva
corrispondenza risalente al 1937, con gli antefatti e gli accordi che
hanno permesso a Fermi di espatriare con tutta la famiglia, senza che il
governo italiano interponesse il minimo ostacolo.
Quei documenti vennero fotocopiati e spediti a Pisa poche settimane
dopo, per interessamento del mio giovane amico Mario Stella Richter, che
mi aveva accompagnato alla Columbia, aiutandomi a farmi capire con il
mio zoppicante inglese. Una loro scelta significativa è adesso presente
nella mostra, per concessione della Columbia University, che ha messo a
disposizione la loro riproduzione elettronica.
Tornato in Italia sono andato subito all'Università di Roma, per
consultare la loro cartella Fermi, che trovai assai interessante ma
molto voluminosa. Chiesi ed ottenni dal direttore amministrativo di
allora la copia fotostatica dell'intera cartella, che mi fu spedita poco
dopo a Pisa.
Questa importante cartella, che è rimasta ignorata da tutti i biografi
di Fermi, anche i più recenti, contiene documenti da cui ho potuto
ricostruire tutta la vita accademica di Fermi: vi ho trovato i verbali
dei due giuramenti che era obbligatorio prestare, il primo solo al re e
il secondo al re e al regime fascista; lo stampato riempito da Fermi,
con la dichiarazione che la moglie è ebrea (risale al 1928!); tutte le
autorizzazioni dei viaggi all'estero, i corsi tenuti ecc. Sopra ogni
altra cosa mi hanno interessato gli atti amministrativi che completano
la documentazione della Columbia University, quelli che adesso sono
riprodotti nella mostra, purtroppo non con la qualità dei documenti
americani.
I due biografi principali di Fermi, Laura Fermi ed Emilio Segrè,
insistono sulla personalità fortemente laica dei genitori di Enrico
Fermi, che non aveva ricevuto istruzione religiosa. Anche dai parenti più
stretti mi era stato detto che Enrico non era stato battezzato ed è
noto che il matrimonio con Laura Capon era stato solo civile, come prova
la fotografia del loro matrimonio in Campidoglio.
Volendo essere certo di questo, sono andato all'Archivio Storico del
Vicariato di Roma, dove ho trovato gli atti di battesimo di Enrico e di
Maria Fermi. Poi sono andato alla parrocchia di S. Roberto Bellarmino,
che era la parroccchia della famiglia Fermi nel 1938. Qui con mia grande
sorpresa ho scoperto che il giorno prima della partenza per Stoccolma,
per il premio Nobel, e da dove egli avrebbe proseguito per gli Stati
Uniti, sua moglie Laura era stata battezzata da Monsignor Ruffini,
essendo padrini Edoardo e Ginestra Amaldi, e poi subito dopo lo stesso
prelato aveva unito in matrimonio cattolico la coppia, testimoni i due
padrini e il prof. Ugo Amaldi.
Ebbi allora i documenti dal parroco e solo recentemente ho appreso che
non me li avrebbe dovuti dare, perché troppo recenti. Tuttavia,
avendoli ottenuti all'epoca e avendo l'autorizzazione dei familiari, ho
saputo in via non ufficiale che vi era opposizione alla loro
pubblicazione. Sono nella mostra!
Per la biografia, che intendevo limitare al periodo italiano, ho
incontrato, soprattutto nel 1990, molte persone che potevano parlarmi di
Fermi.
Ho visitato più volte a Firenze, nella sua bella palazzina di famiglia,
Nello Carrara, allora un novantenne in gran forma, vivace, con una
memoria invidiabile, con cui ho ricostruito gli anni passati insieme a
Fermi alla Normale di Pisa.
Carrara mi aveva mostrato delle fotografie di quegli anni, in alcune in
cui appare Fermi insieme ad altri normalisti ed in altre Carrara con
Fermi e Franco Rasetti. Queste fotografie, che poi mi ha dato, sono
nella mostra. Non sono più inedite perché a mia volta in alcune
occasioni le ho date ad altri. Soltanto una è rimasta inedita: quella
di Carrara nella sua stanza in Normale, che testimonia la semplicità
quasi monastica della Scuola Normale, che allora era un semplice
collegio universitario, con il direttore e i professori che
appartenevano all'università di Pisa.
Ho risentito con emozione la registrazione del colloquio che ho avuto a
Firenze con Giorgio Sacchetti, musicista, notevole pianista e docente al
conservatorio, che mi ha fatto conoscere alcuni ricordi della madre,
Maria Sacchetti, sorella di Enrico Fermi.
Altri ricordi mi sono stati narrati da Ida e Gabriella Sacchetti,
sorelle di Giorgio. Una parte delle fotografie che appaiono qui
riprodotte mi sono state affidate proprio da Gabriella Sacchetti,
insieme ad un cospicuo numero di lettere di Enrico Fermi, per lo più
scritte da Göttingen nel 1923 e da Leiden nel 1924.
Sono presenti alcune fotografie affascinanti fatte a Fermi da Enrico
Persico quando entrambi erano ancora al liceo, insieme a molte altre
dovute sempre all'interesse di Persico per la macchina fotografica: la
proprietaria è Alessandra Raggi Persico, a cui devo la cortesia della
loro disponibilità e anche la riproduzione di alcune lettere della
corrispondenza Fermi-Persico.
Una fotografia praticamente inedita proviene dalla tesi di Fermi: l'aver
rintracciato questa tesi tra quelle conservata presso la Biblioteca
Universitaria di Pisa è stata la causa prima del mio interesse per lui.
La dott.ssa Emma Amidei mi ha dato la fotografia di gruppo con il nonno
Adolfo, che è l'ingegnere che orientò il giovane Fermi a Roma. Per
molto tempo ho sperato, purtroppo senza risultato, che venissero trovati
i suoi appunti, con le frasi dei dialoghi tra lui e Fermi, della cui
esistenza fece cenno a Segrè in una lettera del 1958.
Nella mostra Enrico Fermi. Immagini e documenti inediti, di cui questa
pubblicazione descrive la parte grafica, sono esposti molti documenti,
provenienti dagli archivi della Scuola Normale Superiore e
dell'Università di Pisa, insieme ad alcuni documenti inediti conservati
presso la Domus Galileiana. Essi verranno riprodotti, con la tesi di
laurea e con altri lavori inediti del giovane Fermi, in una
pubblicazione a sé.
In questa lunga ricerca ho potuto contare sull'appoggio del Dipartimento
di Fisica dell'Università di Pisa, della Scuola Normale Superiore e
dell'INFN, ai quali sono grato.
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