|
APPUNTAMENTI
> UNO SCHERMO PER LA SCIENZA 2003 > FILM

La mummia di Popoli
Titolo
originale: The mummy road show: tales from an Italian crypt.
Produzione: The National Geographic Channel (USA, 2001)
Durata: 23'
|
Un problema ricorrente nei documentari scientifici di paleopatologia è costituito dal particolare tipo di materiale studiato da questa disciplina, costituito in genere da scheletri o mummie. Pertanto occorre evitare, nei limiti del possibile, qualsiasi aspetto macabro, cercando di suscitare nel pubblico solo quella naturale curiosità scientifica utile ai fini dell'apprendimento. Inoltre i reperti anatomici oggetto della trattazione devono essere sempre inseriti nel relativo contesto storico-archeologico.
Un buon esempio di questo tipo corretto di approccio è costituito dal documentario scientifico che viene presentato, il cui titolo, "Racconti da una cripta italiana", potrebbe suscitare qualche perplessità.
Nell'agosto 2001 una troupe del National Geographic Channel partecipa ad una esplorazione preliminare nella cripta della chiesa della SS. Trinità di Popoli (Pescara), effettuata dalla Sezione di Paleopatologia dell'Università di Pisa insieme a due paleopatologi americani dell'Università della Pensylvania, allo scopo di rilevare la presenza di corpi mummificati.
Il risultato della collaborazione è un film scientifico della durata di 24'.
Dopo una breve introduzione su Popoli e sulla chiesa con la sua cripta, contenente numerose mummie, il documentario si incentra sul ritrovamento di un corpo di uomo adulto perfettamente conservato. Vengono illustrate le diverse fasi di indagine preliminare, consistenti nel rilevamento grafico e fotografico della deposizione e nell'esame endoscopico e radiologico effettuati direttamente in situ con apparecchiature portatili. Successivamente la mummia viene seguita fino al reparto di radiologia dell'ospedale di Popoli per essere sottoposta a TAC.
Tutti questi esami permettono di porre una diagnosi di probabile tubercolosi e di calcolosi renale sinistra. Un ulteriore esame endoscopico permette infine il recupero di un tipico e voluminoso calcolo renale. L'esame della veste, particolarmente ricca, e di alcuni documenti ritrovati in una tasca interna, consistenti in una medaglia devozionale e in alcuni santini di S. Filomena, consente di datare la mummia ai primi anni dell'800.
Il documentario si conclude con l'esame istologico di frammenti di tessuti molli ritrovati nel torace, che confermano la presenza di tubercolosi.
In conclusione ci troviamo di fronte ad un tipico prodotto della cinematografia scientifica americana, assai diversa da quella italiana od europea, che in genere risulta assai più seriosa.
Il film infatti consiste essenzialmente in una breve narrazione caratterizzata da una colonna sonora vivace, da sequenze veloci e da una serie di interventi esplicativi molto efficaci. Questo tipo di approccio, assai accattivante, attira da un lato l'attenzione dello spettatore, mentre dall'altro permette agevolmente di superare l'impatto emotivo insito in questo tipo di materiale, offrendo contemporaneamente un utile e piacevole "ritorno" didattico sui metodi della paleopatologia e sull'importanza di questa recente branca della medicina.
|
 |
|
|
|
|
|
|