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> UNO SCHERMO PER LA SCIENZA 2003 > FILM

Il cielo a libro aperto
Titolo
originale: Le ciel a livre ouvert
Autore: Mahmoud Hussein
Produzione: FIT Production (Francia, 1999)
Durata: 26'
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Il
documentario propone un viaggio attraverso il tempo e lo spazio per
chiarire come le conoscenze sviluppate nelle terre dell’Islam
siano arrivate in Europa per illuminare le vie del Rinascimento.
Gli arabi partono da dove i greci sono arrivati: la ricca cultura
ellenica è il punto di partenza per chi, anche al di fuori della
Grecia, studia la filosofia, la matematica, la medicina, l’astronomia.
Il secondo punto di partenza sono le fonti che arrivavano dai
persiani, soprattutto per quanto riguarda astronomia e matematica.
Più tardi arrivano testi sanscriti e siriani.
Ma ciò che è importante non è tanto la molteplicità delle fonti,
ma il fatto che, per la prima volta, queste fonti vengono tradotte
in arabo e raggruppate in uno stesso ambito. Ciò porta alla
costituzione di quella che potremmo definire la prima biblioteca
internazionale.
La cultura araba non è però una cultura meramente compilativa: ci
sono testi che non hanno nessun rapporto con la matematica o con la
scienza greca. Si pensi solo alla notazione per i numeri che ancora
oggi utilizziamo: le dieci cifre da 0 a 9, denominate qua in Europa
"numeri arabi", ci permettono di scrivere qualsiasi numero
con una semplicità ed una precisione accessibili a tutti: è agli
arabi che l’Europa deve la conoscenza, circa 2000 anni fa, di
questo formidabile strumento, che ha raggiunto la sua forma finale
in India nei primi secoli dell’era cristiana. La notazione romana,
infatti, creava un’ambiguità fondamentale: la posizione delle
cifre aveva solo un’importanza relativa, e in certi casi niente
vietava di scrivere lo stesso numero in differenti maniere.
Il calcolo indiano, come lo chiamavano anche gli arabi, compare in
Europa nel XII secolo, attraverso un testo latino tratto da un libro
composto in arabo tre secoli prima a Bagdad. Dal nome del suo
autore, Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi, deriva il termine
"algoritmo", un nuovo procedimento di calcolo di
sorprendente efficacia se paragonato ai vecchi metodi. Al-Khwarizmi
lavora a Bagdad presso il Califfo Al Mahamun, attorno al IX secolo.
Anche la parola "algebra" deriva dal titolo di un’opera
araba consacrata alle equazioni dal titolo "Al-gebre
al-muquabala". Ma oltre all’intento di risolvere problemi di
carattere pratico, come la misura dei terreni o i calcoli
commerciali, il grande merito di quest’opera è quello di
descrivere regole generali applicabili a qualsiasi problema. E’
appena nata l’algebra, inventata da al-Khwarizmi.
Per la prima volta nella storia, compare una disciplina che tratta
problemi generali, che possono essere sia geometrici che aritmetici.
Un altro grande maestro arabo è Ind al-Haitham, attivo nella prima
metà del XI secolo. E' un matematico, un fisico e anche un
astronomo, e raggiunse una reputazione universale: il suo nome
latinizzato, Halazen, sarà celebre presso i dotti medievali, grazie
alla versione latina delle sue opere, in particolare della sua
monumentale opera di ottica. Ind al-Haitham è il primo fisico che
rifiuta la tradizione ellenica sulla teoria della luce e sulla
teoria della visione: nell’ottica greca queste due teorie erano
sovrapposte. Ind al-Haitham le separa: l’atto della separazione,
concreto e semplice, consiste nella nuova teoria secondo cui la luce
non esce dall’occhio per illuminare gli oggetti, bensì la luce
viene dall’esterno e giunge nell’occhio.
Ind al-Haitham raggiunge tappe decisive per tutta l’ottica in
generale, e bisognerà aspettare Keplero, sei secoli dopo, per
ritrovare progressi paragonabili.
La matematica araba è inscindibile dall’astronomia. Al-Haitham
non è solo un matematico, è anche astronomo, e contribuirà a
criticare il modello tolemaico sul quale è costruita tutta l’astronomia
di quell’epoca.
Tolomeo è il più grande astronomo ellenista del II secolo. Dopo di
lui, ci sono stati commentatori delle sue teorie, ma nel mondo greco
non c’è più stata grande ricerca.
Come funziona il modello tolemaico? La Terra è rotonda ed immobile
al centro dell’Universo. Intorno ad essa ruota il fondale del
cielo, con le stelle fisse le une in rapporto alle altre, ad
eccezione di certi oggetti celesti che cambiano la loro posizione su
questo fondale secondo traiettorie stranissime. Gli arabi riprendono
l’eredità di Tolomeo, il quale aveva iniziato a spiegare queste
traiettorie aberranti, elaborando un primo modello geometrico:
cerchi incastrati tra loro ruotano intorno alla Terra, e a questi si
aggiungono cerchi il cui centro non è quello della Terra, detti
deferenti, e piccoli cerchi il cui stesso centro è mobile, gli
epicicli.
L'anno 827 è l'anni che vede la costruzione di due osservatori, uno
a Baghdad e uno a Damasco. Gli arabi si accorgono che il modello
tolemaico non spiega tutti i fenomeni che accadevano in cielo:
bisogna aggiungere ed aggiungere cerchi, che rendono questo modello
incredibilmente complesso, senza poter tuttavia spiegare tutto.
Tanto più che gli arabi, praticando l’osservazione astronomica su
scale fino a quel momento mai uguagliate, fiutano sempre più l’incoerenza
di questo modello.
La scienza degli astri aveva grande importanza poiché riguardava
questioni d’ordine sia religioso che pratico: l’ora delle
preghiere, la direzione locale della Mecca, l’apparizione della
falce lunare indicante l’inizio del mese del Ramadan, ma anche l’orientamento
in mare, o il calcolo della posizione di un luogo. Studiando la
teoria tolemaica secondo cui si sarebbe dovuta osservare una
variazione nel diametro della Luna durante la sera del 29° o del
30° giorno, gli arabi si accorgono che il modello
tolemaico non funziona.
Nella prima metà dell’XI secolo, al-Haitham, matematico e fisico
eccezionale, prende semplicemente i lavori di astronomia che erano
stati fatti fino ad allora, e scrive un piccolo trattato intitolato
"I dubbi su Tolomeo", mostrando tutte le incoerenze di una
tale geometria dell’Universo.
Nel XIII secolo, viene costruito un osservatorio a Mararat, nel
nord-est dell’attuale Iran: è un osservatorio esplicitamente
creato per cercare e studiare modelli geometrici alternativi a
quello tolemaico; qui, al-Tusi, capo dell’osservatorio, scrive un
primo trattato, intitolato "Tesi in astronomia", in cui un
elemento di importanza capitale è la proposta di un modello che non
è più quello di Tolomeo, descrivendo una geometria dell’Universo
che sarà ripresa da Copernico nel 1543.
Grazie a grandi matematici che sorpassano l’eredità greca, gli
arabi portano quindi a grandi innovazioni, e conducono Tolomeo fino
al più alto punto di contraddizione con sé stesso. E da lì hanno
preparato la rivoluzione copernicana, aprendo la via al Rinascimento
scientifico dell’Europa.
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