Il giovane dodicenne Ludwig
Wittgenstein (1889-1951) si alterna al Ludwig maturo nel rievocarci
la sua vita. E’ l’ottavo ed ultimo figlio di una ricchissima
famiglia di industriali dell’acciaio, al centro del brillante
mondo culturale viennese. Nonostante tutto, la sua infanzia non è
felicissima: la madre appare lontana dai suoi figli e totalmente
dedita alla musica classica e ben tre fratelli, con modalità
diverse, si sono suicidati.
Dopo gli studi a Berlino, Ludwig si iscrive all’università di
Manchester per poi seguire i corsi del celebre filosofo Bertrand
Russell presso il Trinity College di Cambridge. Lì stringerà
amicizia con molti insigni studiosi, tra cui lo stesso Russell, l’economista
J. M. Keynes e il filosofo Moore. Insoddisfatto e bisognoso di
tranquillità, Wittgenstein decide di allontanarsi dal colorato e a
volte frivolo mondo di Cambridge e nel 1913 va a vivere in
solitudine sulle sponde di un fiordo norvegese. Si arruola poi come
volontario nell’esercito austriaco, finendo prigioniero degli
italiani. Nel 1921 esce il fondamentale Tractatus
Logico-Philosophicus, con la prefazione di Russell, a cui aveva
lavorato nell’ultimo periodo bellico. Indifferente alla ricchezza,
decide poi di lasciare ogni eredità familiare ai fratelli. Dopo la
guerra prende il diploma di maestro elementare e va ad insegnare in
scuole rurali in villaggi austriaci.
Nel 1929 torna a Cambridge dove finalmente si laurea e inizia a
insegnare al Trinity College, in un rapporto molto stimolante con
gli allievi. Continuamente inappagato, Wittgentein viaggia molto,
tentando anche, ma inutilmente, di stabilirsi in Unione Sovietica,
come manovale. Nel 1937 torna a Cambridge; due anni dopo rileverà
la cattedra che era stata di Moore. Durante la seconda guerra
mondiale presta servizio civile in un ospedale di Newcastle e, al
termine della guerra, tiene gli ultimi corsi a Cambridge. Quindi si
ritira in Irlanda; nel 1949 si reca ad Itacha negli Stati Uniti.
Muore a Cambridge nel 1951.
Il percorso teorico e la vita di Wittgenstein costituiscono uno dei
momenti più salienti e rilevanti di tutta la cultura, non solo
filosofica, di questo secolo. Pensiero e vita, teoria e prassi,
vanno spesso come accade, ad intrecciarsi fortemente, ma non solo
nel senso di una traduzione immediata dell’esperienza e viceversa,
quanto nella forma paradossale di un’esperienza del pensare e di
un pensare l’esperienza che trovano nel linguaggio la forma della
loro "saldatura".
In questo senso tutta la filosofia di Wittgenstein è stata
incentrata sul linguaggio pensato nella sua forma "logica"
o "pragmatica", nella trasparenza di una struttura
specchio del mondo, o nell’opacità dei differenti "giochi
linguistici" nei quali si realizza. I due momenti che hanno
scandito questo percorso sono individuati nei due grandi testi: il
Tractatus Logico.-Philosophicus e Ricerche filosofiche.
Nel Tractatus, peraltro unico testo pubblicato in vita insieme ad un
breve scritto di logica, viene posta la questione fondamentale sui
criteri di senso del linguaggio, e una risposta viene data
ritrovando il suo ambito di verità nella struttura logica che lo
caratterizza e nel rapporto descrittivo che instaura nei confronti
del mondo in quanto "totalità di fatti". Con Ricerche
filosofiche la prospettiva cambia radicalmente, i criteri di verità
passano da una prospettiva "logica" ad una
"pragmatica". Il senso del linguaggio risiede ora, nel suo
"uso", nei differenti "giochi linguistici" nei
quali si realizza, nella molteplicità delle forme nelle quali si
viene a determinare. Quello che caratterizza le Ricerche è l’apertura
di un’interrogazione costante sul "linguaggio comune",
sull’uso comune della lingua, sull’ovvietà, mai fino in fondo
così ovvia, del quotidiano, sulla sua enigmaticità, sull’enigma
dell’ovvio:" L’essenziale della nostra ricerca è che con
essa non vogliamo apprendere nulla di nuovo. Vogliamo comprendere
qualcosa che sta già davanti ai nostri occhi. Perché proprio
questo ci sembra, in qualche senso, di non comprendere".
(Estratto da "Cineforum")
***
In un volume postumo,
successivo alle "Ricerche Filosofiche" che ebbe dai
curatori come titolo "Note sui fondamenti della
matematica", Wittgenstein tratta argomenti come: la natura
dell'inferenza e la certezza matematica; se un nuovo pezzo di
matematica è una scoperta o un'invenzione; come il metodo di prova
influsca sul significato di quanto è provato; il ruolo della
verità matematica e delle inferenze nel dar forma ai nostri
concetti; la derivabilità delle matematiche dalla logica; le
sentenza Goedeliane; le sezioni di Dedekind e la procedura diagonale
di Cantor: sono tutti scritti risalenti al periodo 1937-1944 e
costituiscono una selezione di quanto scrisse in questo periodo.