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> UNO SCHERMO PER LA SCIENZA 2001 > FILM


Titolo
originale: Therapie genique
Regia: Bernard Martino
Produzione: Point du jour (Francia, 1994)
Durata: 30'
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La terapia genica è l’uso
rivoluzionario dei geni come medicine. I geni finora erano piuttosto
considerati come la causa delle malattie genetiche, ma anche del
cancro e del potere patogeno degli agenti infettivi di microbi e
virus; a partire da adesso la terapia genica diventerà, ma in parte
lo è già, una medicina.
La fortuna di tanti malati, sono proprio i geni; ognuna delle nostre
cellule ne contiene centomila; occorrerà tempo per scoprire le
caratteristiche di ognuno, ma già ne sono stati identificati alcuni
responsabili di malattie terribili; si apre una nuova era della
medicina. Trasferire geni correttori in un organismo malato: questa
è ciò che viene chiamata terapia genica. Per reintrodurre questo
gene si ha bisogno di un vettore, una specie di missile che porti il
gene sano al cuore delle cellule che contengono il gene difettoso.
Bisogna però stare attenti a non alimentare facili speranze: è
anche questo il ruolo dei medici che si trovano a contatto con i
pazienti che spesso sentono parlare di nuove scoperte nel campo
della terapia genica: tra una scoperta e la messa a punto di una
tecnica qualsiasi passano anni. Bisogna infatti verificare l’assenza
di tossicità della medicina, e trovare i vettori migliori per
introdurre il gene correttore nelle cellule malate. Rimane comunque
la speranza.
Si può trasferire un gene con la speranza di correggere un’anomalia
genetica, come nel caso della mucoviscidosi, una malattia ancora
incurabile, che distrugge inesorabilmente i polmoni; si possono
però anche trasferire altri geni con l’intenzione di provocare la
morte di una cellula: è quello che viene chiamato "gene
suicida"; al Pitié Salpetriére, a Parigi, il professor David
Klatsmann aspetta da un momento all’altro il via libera per
sperimentare questa strategia su malati di melanoma, un cancro della
pelle; la fase di sperimentazione sull’animale si sta esaurendo;
è consistita nell’anestetizzare topi che avevano sviluppato quel
tipo di tumore maligno, e poi nell’iniettare loro dei virus
portatori del gene suicida, direttamente nel tumore.
Attualmente la ricerca punta al trattamento attraverso terapia
genica del cancro e dell’AIDS; in queste due situazioni, si può
notare che la patologia è dovuta ad una cellula anormale, che è la
cellula cancerogena in un caso, e la cellula infetta dal virus dell’AIDS
nell’altro. L’obiettivo è quello di uccidere questa cellula per
ottenere un beneficio terapeutico, utilizzando geni suicida.
Mentre ci sono ancora numerose difficoltà per l’AIDS, nel caso
del cancro i geni suicidi sembrano funzionare molto bene. Le prima
prove cliniche sono iniziate con pazienti che avevano sviluppato un
tumore al cervello. E’ stato scelto il retrovirus dell’herpes
per introdurre il gene suicida nel cuore delle cellule tumorali. Se
le terapie geniche sono ancora allo stadio della sperimentazione,
esistono già medicine ottenute da geni umani. Queste medicine, una
decina, chiamate proteine ricombinanti, rendono grossi servizi ai
diabetici, agli insufficienti renali, ai cardiaci e agli emofiliaci.
Molto usati in cancerologia, uno di questi, il GSESF, fa prodigi; è
un fattore di crescita dei globuli bianchi, che abbrevia
considerevolmente la fase critica per i malati che hanno da poco
subito chemioterapie intense o trapianti di midollo osseo.
Una medicina è un assemblaggio di molecole chimiche, un
assemblaggio più o meno grossolano, e di cui bisogna senza sosta
rivedere il piano se si vuole migliorare l’efficacia del
trattamento. A Hamgene, si cerca di disegnare la seconda generazione
di GSESF.
Per riuscirci, il professor Tim Hotslund ha a disposizione un
equipaggiamento impressionante, lo stesso che aveva usato Spielberg
per ridare vita ai dinosauri in "Jurassic Park". L’immagine
tridimensionale da ricostruire è la struttura della molecola del
GSEFS esistente, e l'intento è quello di trovare l'esatta posizione
di ognuno degli atomi che lo compongono. Per visualizzare questa
forma le cui dimensioni reali non superano qualche milionesimo di
millimetri, Tim Hotslund ha lavorato 5 anni, e ancora non c'è
riuscito completamente; 5 anni per cristallizzare migliaia di
proteine, analizzarle ai raggi X, raffreddarle a -180° con un getto
che rallenta il flusso degli elettroni; 5 anni per raccogliere una
massa impressionante di dati, subito digeriti da un computer capace
di trattare 16 milioni di informazioni al secondo. Oggi Tim inizia a
rivelare la struttura molecolare, e tra qualche anno, invece di
aspettare in un letto di ospedale che le si inietti la sostanza, un
malato di tumore al cervello prenderà a casa sua una minuscola
compressa di GSESF.
L’Aids potrebbe essere una delle prossime malattie ad essere
curata con terapie simili; il cammino è seducente, ma la
sperimentazione è ancora all’inizio.
All’interno del nucleo di ogni cellula c’è l’ADN, una fascia
gigante di dati, un grande architetto. Dei messaggeri trasmettono i
piani dell’ADN a migliaia di atelier di assemblaggio;
conformemente alle istruzioni ricevute, questi atelier, i ribosomi,
fabbricano proteine a catena: la maggior parte delle medicine tenta,
spesso senza successo, di correggere i difetti all’imbocco, a
livello delle proteine, da cui l’idea di certi ricercatori di
sopprimere il difetto stesso risalendo verso la sorgente. Piuttosto
che indirizzarsi sulle proteine, che sono i prodotti dell’espressione
dei geni, perché non indirizzarsi direttamente sui geni stessi,
oppure sull’ARN messaggero? Si può pensare all’ARN messaggero
come ad una banda magnetica, in cui si vuole interrompere la lettura
in un punto dato; per interrompere questa lettura si attacca in un
punto preciso della banda un pezzo di scotch: quando la testina che
legge, cioè il ribosoma, arriva al punto in cui lo scotch è
fissato la lettura si fermerà, e quindi il messaggio corrispondente
non sarà tradotto in termini di proteine.
Cancro, Aids, malattie genetiche: contro tutta una serie di malattie
mortali un conto alla rovescia sembra iniziare; per i malati, più
che mai, si tratta adesso di resistere.
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