APPUNTAMENTI > UNO SCHERMO PER LA SCIENZA 2001 > FILM


Titolo originale: Fame
Autore:
Peter Jones
Produzione:
BBC Horizon (Gran Bretagna, 1996)
Durata: 49'

Il secondo episodio dei documentari dedicati ad Einstein esplora gli anni della fama, guadagnata tra gli ambienti scientifici nel 1905 grazie alla pubblicazione della Relatività ristretta, e a livello mondiale e popolare con l'esperimento dell'eclissi del 1919.
Pur giovanissimo, Einstein non era un outsider tra gli scienziati. Scambiava lettere con i più grandi fisici del suo tempo, come Max Plank. Le teorie di Einstein abbracciavano tutta la fisica, ad eccezione di un buco cruciale: la gravità, che costituiva un problema difficile da inquadrare e da risolvere. Nessuno sapeva perché la Terra attraesse a se ogni cosa, e non esistevano eccezioni che potessero dare ad Einstein un punto di partenza. Ma Einstein ebbe un’intuizione: se accelerazione e gravità si avvertono allo stesso modo (si pensi ad una persona che "galleggia" in un ascensore il cui cavo si sia spezzato, ed a un astronauta in una navicella spaziale), forse sono la stessa cosa. Einstein si rese conto che l’equivalenza tra accelerazione e gravità avrebbe portato ad una nuova e rivoluzionaria teoria.
Ma sempre immerso nei suoi studi, Einstein diede sempre meno attenzione a sua moglie Mileva. Einstein cercava nel matrimonio la comodità domestica, non una partnership intellettuale.
Nel 1911 si trasferì a Praga dove diventò professore universitario. Per cinque anni la gravità fu la sua unica ossessione.
Durante una visita in Germania, Einstein incontrò una cugina: Elsa Einstein. Albert vide in Elsa una possibile vita domestica senza richieste né conflitti. Ma nel 1912 Einstein lasciò Elsa e si trasferì a Zurigo per insegnare all’ETH, il politecnico federale in cui lui e Mileva avevano studiato. Era stato uno studente mediocre, ma adesso si ripresentava come professore ordinario di fisica teoretica.
Minkowski, suo vecchio insegnante, aveva capito la teoria di Einstein sulla gravità: partendo dai lavori di Einstein formulò l’idea di uno spazio-tempo a quattro dimensioni. Einstein ebbe l’intuizione che questo non fosse uno spazio-tempo rigidamente piatto, ma dovesse essere curvo e dovesse avere al suo interno variazioni della curvatura.
Si chiese: cosa accadrebbe se la forma dello spazio-tempo potesse avvolgersi e curvare? La sua risposta fu: la gravità.
La brillante intuizione di Einstein che fa funzionare tutto, è il fatto che è la materia e l’energia che determinano la curvatura dello spazio-tempo. Lo spazio-tempo senza materia è piatto. Ma se si aggiunge un sasso, o una stella, il quadro cambia. L’enorme massa della stella crea un grandissimo incavo. Qualsiasi cosa che passi abbastanza vicino rotolerà dentro l’incavo dello spazio-tempo. Quella e’ la gravità: la strada più dritta nelle curve dello spazio-tempo create dalla materia e dall’energia. Fu questa immagine che mostrò a Einstein come la gravità regga la Terra in orbita. La Terra segue semplicemente le curve dello spazio-tempo create dal Sole. Einstein pubblicò una versione iniziale della sua teoria sulla gravità nel 1913.
Max Planck, il più grande fisico tedesco, si recò a Zurigo per offrire ad Einstein un lavoro a Berlino: fu il climax della sua carriera. Berlino era il più importante centro mondiale di fisica teorica. Senza dubbio, l’ex impiegato dell’ufficio brevetti aveva raggiunto il successo. Ma a Mileva l’idea di Berlino non suscitava alcuna attrattiva. Il matrimonio era ormai un disastro. L’intensa concentrazione nello studio della gravità aveva consumato ciò che rimaneva di una vita familiare. Einstein riprese i contatti con Elsa.
Einstein affrontò la sua prima sfida morale pubblica nell’agosto 1914, quando scoppiò la prima guerra mondiale, mostrandosi contro l'aggressione tedesca. Continuò ad abitare e a lavorare isolato nella periferia di Berlino, riprendendo la teoria della gravità. Era di fronte a un ultimo ostacolo: non riusciva a risolvere la matematica di uno spazio-tempo curvo. Il problema lo avrebbe intralciato per tre anni.
Marcel Grossmann, suo vecchio compagno di scuola, aiutò Einstein nella complessa geometria delle superfici curve, fornendogli gli strumenti di cui aveva bisogno per completare la sua analisi della gravità.
Nell’autunno del 1915 era pronto per testare la sua teoria. Le orbite dei pianeti erano state comprese con straordinaria precisione con una eccezione: l’orbita di Mercurio si spostava inspiegabilmente ogni anno. Einstein capì che Mercurio, il pianeta più interno, sposta la sua orbita perchè viaggia nell’incavo dello spazio-tempo creato dall’enorme massa solare. Perfino la luce segue le curvature dello spazio-tempo, tracciando la mappa dell’universo.
La relatività generale prediceva infatti che la luce di una stella che passasse vicino al Sole avrebbe deviato a causa della grande massa del Sole. Quella curva della luce faceva sì che, ad un osservatore sulla Terra, le stelle sembrassero occupare una posizione differente. Questo poteva soltanto essere provato durante un’eclisse totale. Nel 1919 una spedizione britannica andò nel sud Atlantico per fotografare un’eclisse: all’alba del 29 Maggio il cielo si schiarì e nell’ombra dell’eclisse la luce stellare curvò vicino al Sole. La gravità curva la luce esattamente come Einstein aveva predetto.
I risultati dell’eclisse furono annunciati a Novembre. Da un giorno all’altro, Einstein conquistò una fama mondiale: fu la prima celebrità-scienziato del XX secolo. Fu la nascita dell’icona Einstein.
Nel frattempo aveva ripreso i contatti con Elsa, sposandola dopo aver ottenuto il divorzio da Mileva.
Fu la profonda fede in un ordine naturale che fece riflettere Einstein sui misteri della luce, arrivare alla sua teoria speciale della relatività e includere la gravità nella sua visione dell’universo. Ma la convinzione che la natura dovesse sempre avere senso lo mise in rotta di collisione con la grande novità della fisica: la teoria della meccanica quantistica, secondo cui l’incertezza e la casualità governavano la fisica del "molto piccolo". Einstein detestava l’idea che in natura ci fosse qualcosa di incerto, come testimonia la sua famosa frase "Dio non gioca a dadi".
Einstein lavorò allora alla teoria dei campi unificati, una teoria che avrebbe incluso elettromagnetismo e gravità in un’unica formulazione, più semplice e completa che mai. Perseguì questa visione unificata per il resto della sua vita, ma senza riuscirci. Nel 1932, Hitler era vicino ad ottenere il potere in Germania, e all’inizio del 1933 Einstein ed Elsa partirono per gli Stati Uniti. Non tornarono mai più in Europa. Einstein trascorse gli anni della guerra tranquillamente. Scrisse le famose lettere a Roosvelt spronandolo alla ricerca sul nucleare, ma non ebbe alcun ruolo nella costruzione della bomba. All’età di 76 anni, Einstein morì subito dopo la mezzanotte del 16 Aprile del 1955. Aveva cambiato per sempre la concezione che abbiamo di spazio, tempo e struttura dell’universo, partendo da una semplice ma arrogante domanda: "Sarebbe stato possibile creare l'universo in un altro modo? E come lo avrei fatto io, al posto di Dio?"



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