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> UNO SCHERMO PER LA SCIENZA 2001 > FILM


Regia: Virgilio Tosi
Produzione: Fondazione Scuola Nazionale di Cinema (Italia, 2000)
Durata: 50'
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Il documentario ripercorre,
attraverso una lunga intervista appositamente realizzata, la vita di
Rita Levi Montalcini, dagli studi in Italia, resi precari dalle
leggi razziali fasciste, all’allestimento di un laboratorio
artigianale di biologia nella cucina della sua casa dove iniziarono
le prime scoperte fino al trasferimento negli Stati Uniti, dove
rimarrà trent’anni all’Università di St. Louis. Il lavoro
costante, la profonda umanità della scienziata, che considera l’imperfezione
come una componente dell’evoluzione, culmineranno nel 1986 nel
massimo riconoscimento scientifico: il premio Nobel per la medicina
per la scoperta del NGF (Nervous Growth Factor). L’importanza
della scoperta del NGF, elemento che si sta rilevando importante
nella cura di patologie di natura neurologica, è ampiamente
illustrata con linguaggio accessibile anche ai non addetti ai
lavori, supportato da numerosi filmati scientifici. L’intervista
è arricchita da ampio materiale di documentazione, tra cui filmati
familiari realizzati da Rita Levi Montalcini stessa.
Rita Levi Montalcini è nata nel 1909 a Torino e si è laureata in
medicina nel 1936. Fin dai primi anni universitari, sotto la guida
del professor Giuseppe Levi, si dedica agli studi sul sistema
nervoso che poi seguirà per tutta la vita, salvo alcune brevi
interruzioni nel periodo della seconda guerra mondiale. Dal 1945 al
1947 è assistente del professor Levi, fino al trasferimento in
America su invito del professor Victor Hamburger della Washington
University di St. Louis, dove diventa docente di neurologia; proprio
negli Stati Uniti vivrà per trent’anni completamente dedita alla
ricerca.
Levi Montalcini sostiene: "Le mutazioni derivano dall’imperfezione
e proprio l’uomo e tutti i vertebrati sono imperfetti rispetto
agli invertebrati. Dagli anfibi all’homo sapiens, il cervello dei
vertebrati è un cervello che si prestava ad un miglioramento, ad un
cambiamento; negli invertebrati il cervello era così perfetto che
non si è prestato al gioco delle mutazioni. I trilobiti vissuti
centinaia di milioni di anni fa non sono essenzialmente diversi
dagli insetti, dagli artropodi di oggi… perché era così perfetto
quel piccolo cervello massiccio, che è il cervello dell’invertebrato,
che non si prestava al gioco dell’evoluzione. Quello che è l’elogio
dell’imperfezione.
La motivazione per il premio Nobel recita: il premio nobel 1986 per
la fisiologia o la medicina viene assegnato alla ricercatrice
italiana Rita Levi Montalcini e al biochimico statunitense Stanley
Cohen per le loro rispettive scoperte del fattore di crescita
nervoso (NGF) e del fattore di crescita epiteliale (EGF) che hanno
dimostrato come venga regolata la crescita e il differenziamento di
una cellula. Dalla sempre più precisa identificazione di questi
fattori di crescita e da una maggiore conoscenza dei loro meccanismi
funzionali, ci si aspetta, in un futuro non lontano, di ottenere
risultati nello sviluppo di nuovi agenti terapeutici, nonché
miglioramenti nel trattamento di varie patologie umane.
Nel 1968 era stata eletta membro della National Academy of Science
degli Stati Uniti; nel 1974 viene chiamata a far parte dell’Accademia
Pontificia delle Scienze ed è il primo scienziato donna che entra
in questo consesso scientifico.
Le tecniche di cultura in vitro sono state forse l’elemento chiave
della scoperta e della caratterizzazione della molecola allora
sconosciuta che provocava la crescita imprevista di fibre nervose in
neuroni di embrioni di pollo. Rita Levi Montalcini ha osservato per
la prima volta all’inizio degli anni '50, l’effetto di questa
sostanza sotto forma di ipertrofia neuronale. A distanza di 12-14
ore dall’inizio della cultura in vitro l’effetto dell’NGF
provoca una crescita periferica attorno alla massa del ganglio
espiantato dall’embrione. Questo caratteristica tumultuosa
crescita è ormai nota nel mondo scientifico come "effetto
alone". Montalcini racconta il suo incanto di fronte alla
bellezza degli aloni e il suo ripetere in continuo questo
esperimento.
Nonostante le difficoltà fatte all’inizio, Rita Levi Montalcini
ha espresso la sua gratitudine al regista che le ha permesso di
rivivere momenti importanti, come quasi lei stessa non ricordava;
una vita dedicata sempre alla ricerca e agli altri mantenendo fermo
un punto: credere fino alla fine nei valori.
(Estratto da "Archivio della memoria" della Fondazione
Nazionale di Cinema)
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